Le anomalie del nord Pacifico…PDO negativa!!!   Leave a comment


Le anomalie termiche oceaniche influenzano, come più volte detto, le condizioni meteo-climatiche di ampie zone terrestri. Due fondamentali indici teleconnettivi che rendono conto di tali anomalie sono il PDO e l’AMO, rispettivamente nell’oceano pacifico settentrionale e Atlantico settentrionale, che permettono di stabilire una sorta di previsione, nel long range, su America settentrionale ed Europa. In particolare l’AMO ci permette di stabilire approssimativamente gli impatti sul numero e l’intensità degli uragani in Atlantico e l’estensione in crescita o decrescita dei ghiacci artici.

Vorrei però, in questo inciso, visionare come il PDO influenza il clima.

Innanzitutto ricordiamo che questo indice alla fine degli anni 70 diventò positivo fino alla fine degli anni 90. Dal 1999 cominciò la transizione verso la sua fase negativa, e, nel 2008, l’indice ha assunto valori negativi fino a toccare il record da 109 anni.

Ad avvalorare la tesi dell’influenza climatica sul continente americano, ricordiamo che nel 2008 la città di Anchorage ha avuto soltanto 2 giorni con temperature superiori i 70° F, temperature cosi’ basse che non venivano registrate dal 1917. Senza dimenticare lo scorso inverno, risultato molto freddo e con notevoli precipitazioni nevose su tutto il Canada, Alaska e USA settentrionali e  occidentali, mentre negli USA meridionali e orientali l’inverno è stato più mite, in risposta al richiamo meridionale dettato dalle scorribande nordiche.

La prossima estate risulterà, probabilmente, molto piovosa su tutta l’America settentrionale a causa di notevoli contrasti.

Il PDO risulta essere collegato alle fasi di NINA, ovvero quando esso è negativo, è molto probabile che vi sia una situazione di ENSO negativo e comunque rappresenta un coadiuvatore di cambio climatico su larga scala, influenzando indirettamente le condizioni meteo-climatiche anche sul vecchio continente.

E’ apparso evidente che dal momento in cui questo indice è divenuto tendenzialmente negativo, è subentrata una fase tendenzialmente negativa di ENSO e le temperature globali, registrate dai satelliti, risultano in diminuzione.

Dato certo è che questo indice rimarrà negativo per molti anni e che quindi fa supporre ad un continuo raffreddamento climatico.

Fondamentale è la correlazione di questo indice teleconnettivo con il minimo solare attuale, che fa supporre un legame di risposta terrestre al calo dell’attività della nostra stella.

Allo stesso modo, l’AMO e l’ENSO, seguono le fluttuazioni solari, cosi’ come la corrente del golfo che viene ad interagire direttamente sul clima europeo.

Viene da solo pensare al sicuro calo termico terrestre in avvicinamento al minimo di Maunder, ormai prossimo, della nostra stella, che potrebbe farci rivivere una nuova fase di raffreddamento paragonabile alla PEG. Ovviamente in congiunture particolari, il sottile filo che ci lega ad una prossima glaciazione, è davvero misero.

Un cordiale saluto

Luca Romaldini

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